Sarà diverso…

Dopo quasi un mese di profonda crisi si cominciano ad analizzare quelli che potrebbero essere gli scenari, prossimi e futuri, legati alla vita sociale, al lavoro e a tutti quegli elementi che fanno della collettività una comunità solida e fiorente.

Qualcuno paragona l’attuale crisi a quella del dopoguerra. Io credo che sarà diversa. Molto diversa.

I circa 45 milioni di italiani (appena 5 milioni in più di quelli registrati nel censimento del 1921, ovvero nel precedente dopoguerra e di per sé è già questo un dato che dovrebbe fare molto riflettere) erano venuti al mondo; erano cresciuti e si erano formati “a pani e cipudda” e “a fami si tagghiava cu cuteddu” . Per certo sapevano convivere con la sofferenza e con la morte.

Quello che per decine e decine di anni per noi è stato il “benessere” quegli uomini e quelle donne non hanno avuto modo nemmeno di scoprirne l’esistenza. Almeno non nei termini e nei modi che oggi questo significa per noi.

La forza con la quale l’uomo si rialza e reagisce alle avversità è generata dalla materia umana dalla quale deriva.

La guerra che combattiamo sui divani o sulle poltrone di casa è diversa dalle guerre combattute dai nostri padri e dai nostri nonni. Non ha precedenti.

Questa assomiglia più ad un incubo per le prime linee; impalpabile e quasi irreale per le retrovie. Con il cervello a rischio spappolamento.

Ne verremo fuori svuotati, storditi e privi di quelle poche certezze che ci eravamo illusi di aver conquistato.

Non ci credo ai momenti di esultanza, agli abbracci. Non credo ci saranno. Almeno non come immaginiamo e desideriamo veramente.

È questo un tempo nel quale si è covato e si continua a covare la paura del “altro”.

Questa è la dottrina che questa tragedia sta predicando. Involontariamente, inconsciamente, in buona fede. Ma è questa.

Quindi evitate di asserire che non vi “cagherete” addosso quando sarete costretti ad avvicinarvi all’”altro”. Chiunque esso sia.

Tutto tranne che l’ipocrisia. Risparmiamocela!

Non è più per la razza, il sesso, o per quel provincialismo becero che sopravvive nelle anime più oscure. No!

È per qualcosa di peggio.

Questa perversa paura si è infilata nella mente come un morbo contro il quale ci toccherà lottare con tutte le nostre forze. Niente tamponi per fare diagnosi, niente sale rianimazioni. Nulla di tutto questo.

Nemmeno gli eroi potranno salvarci.

Non ci saranno eroi perché tutti saremo costretti a combattere questo male letale e a vivere eroicamente.

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