L'incastro del cuore

L’ombra a cui impongo il silenzio è la mia… e si agita… affamata… ti cerca… per azzannarti.

I mostri tenuti in catene pretendono sangue… senza alcuna pietà.

Sei così stronza… che io come uomo mi sento annientato. Sei selvaggia… appassionata… così piena di desiderio… che non riesco a non tremare… a trattenermi davanti a TE.

Capita che quando ti lasci stringere dalle braccia… tutto cambia. Sei uno strumento incomparabile… sempre accordato… con una gamma di suoni straordinari… possiedi tutti i sentimenti e gli stati d’animo… nessun pensiero è mai troppo disperato… o troppo osceno… nessuno.

In te affondo tutte le mie perversioni… senza risparmiare nessuna indecenza… mentre tu ascolti in silenzio… prendendo pieno possesso dei miei desideri… mescolando il sesso duro e sporco con l’amore estroso e brillante.

Ecco perché accade che ti aspetto… e mi apro te… mentre leggera ti avvolgi nel desiderio… trasudando inquietudine.

Ti abbraccio forte finché i tuoi seni non mi respingono… contrariamente alle cosce… che fremono dall’irresistibile volontà di spalancarsi.

Se con le mani e con le braccia mi allontani… il tuo sguardo impaziente mi cerca… e pretende sollievo.

Dentro di te si scatena la tempesta… come una fune tesa che si estende dalle unghie ai capelli… sei stirata e tirata… da una parte e dall’altra… fino a desiderare di spezzarti pur di mettere fine a questo struggente dolore.

La lingua attende nascosta… le labbra si piegano al volere della bocca… che voluttuosa si chiude… ermetica… nell’attesa atroce di un dono da stringere… tra denti e mandibole… lasciando che scivoli dentro… prima di scagliarsi in gola come pioggia battente.

I morsi del desiderio dilaniano il ventre… e i fumi di questo focolaio mai spento… emanano odori ancestrali… lanciando lapilli di fantasie che illuminano e si frantumano nello stesso momento.

Siamo colpevoli di quello che accade… molto colpevoli… condannati a punirci con la paralisi degli arti… delle membra… dei nostri stessi organi sessuali… con la mente in delirio che strilla… invocando orgasmi… tra ovuli e sperma che fluttuano nel cervello come fossero materia cerebrale. 

Nessuno più della mente… può essere così dominante… nel profondo… ci riempie e ci svuota di noi.

Più ci inseguiamo… più ci cerchiamo… più ci sfioriamo… più ne abbiamo voglia… spinti sempre al limite… e dal desiderio di andare oltre quello stesso limite che senza dircelo ci siamo imposti.

E non facciamo mai un passo troppo avanti… anzi la distanza esatta è credere di prendere posizione un passo indietro… così da restare in bilico… tra il picco massimo del piacere e l’inizio del dolore… in quella zona franca dove il godimento è così intenso da contenere pieghe di sofferenza.

Il nostro orgasmo è l’evento… l’incontro… l’incastro perfetto… che avviene fuori tempo… fuori calendario… non ha una cadenza e nemmeno una scadenza… accade quando deve accadere… e tutte le volte è più profondo… così diverso da tutti quelli che avevamo conosciuto o credevamo di conoscere… come se ogni volta aumentasse il volume e la capacità di godimento… e come se questo innalzamento ci fosse dovuto… a titolo di risarcimento di tutto il bene che non ci è concesso di vivere.

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