E ti lascio andare

Il ricordo di noi mi percuote… germoglia e si trasforma in pensiero struggente.

Li chiamano peccati per distinguere il divino dal blasfemo e dall’osceno… ma nulla è osceno quando il piacere si fa divino… nulla è peccato se porta con sé il bene… quel bene che è il sale della vita e che dà senso ai nostri giorni.

Non finiremo all’inferno per quello che faremo ma per quello che non avremo fatto… e per tutte quelle cose lasciate a metà… che già bruciano… bruciano… bruciano… più delle fiamme dell’inferno.

Così mi ritrovo… e anche se fingo o mi sforzo di resistere… la carne mi tradisce… tradisce la voglia di ingoiare questo peccato.

Rinunciare vorrebbe dire soffocare i sensi… non si può!

Prima o poi… il desiderio della carne bussa e se non apri urla e butta giù la porta… e nulla può la mia miseria umana dinanzi a questo grido di libertà.

Eppure nulla sembrerebbe più esistere di noi… se non due anime in due corpi che resistono per ammazzarsi d’amore… di peccato… di rinunce… di divieti e di rispetto.

Due come noi meriterebbero di distruggersi a vicenda… di saltare in aria per una esplosione di orgasmi.

Non so come fai tu a resistere imperterrita… con quel finto pudore indomabile… restando… come me… porca nella mente.

Non facciamo altro che isolarci e masturbarci la mente con idiozie raffinate e perverse… fino a scivolare in uno stato di fottuta perdizione… nel quale io ti maledico e tu mi maledici… prima di tornare in noi… prima di venire ancora insieme.

Dopotutto siamo due teste malate… impastate con la stessa polvere di stelle… due teste matte che non fanno altro che scoparsi la mente a vicenda… in modo sfrenato… sconcio… geniale… ironico e insistente… usando il doppio senso come arma di seduzione e il sesto senso come organo sessuale… sempre agitato… in cerca di un varco tra milioni di ormoni e di neuroni impazziti.

Ma c’è di più… nella rarità delle nostre conversazioni… nella raffica di minchiate che ci spariamo contro… sei sempre intenta a decifrare tutte le allusioni.

Ed è questa tua ricerca del significato… del senso assoluto e del tutto… a renderti insopportabilmente erotica… tanto da meritarti strappata quella corazza da fottutissima stronza che sempre indossi… per tenermi lontano da te.

Vorrei non lasciarti scappare… lasciando dietro di te una scia di palle che girano continuamente… fino a capovolgere ogni cosa.

Ti acchiappo per tirarti fuori dai canoni convenzionali… imprigionandoti ancora nella mia anima.

Ti desidero… ti eccito e ti spavento… come se improvvisamente piacere e dolore fossero facce della stessa medaglia.

I tuoi vestiti hanno un solo senso… mi ispirano a toglierli o a strapparli insieme a tutte quelle resistenze che il destino ci impone… lasciando le mie mani finalmente libere di scivolare sulla tua pelle… lungo tutto il perimetro del tuo corpo… fino ad affondare per cuocersi nella tua carne bollente.

E invece resisto quando mi accontento solo delle carezze impudiche della mente… quelle che diventano mani… respiri… piacere… quelle che se ti possiedono non lasciano via di scampo.

Mi sollevo pensando alle tue spalle sul mio petto come fossero un avamposto mistico… con il collo appoggiato sopra come terra di confine… come ponte tra i conflitti della mente e le necessità del corpo.

Ti abbraccio così quando ti penso… mentre ti guardo e ti lascio andare.

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